Era un giorno soleggiato nel nord dell’Islanda, a un centinaio di chilometri da Akureyri. Uno di quei giorni con un lieve venticello e l’aria frizzantina che arriva dal mare. La strada è un su e giù lungo i promontori della costa. Davanti a me solo una lunga striscia d’asfalto da percorrere in bici e tutto attorno il nulla. Poi all’improvviso il sole si copre e inizia a scrosciare a dirotto, uno di quei temporali che dà il meglio di sé subito e dopo un’ora ha già sfogato. Di quelli che tanto vale trovarsi un riparo e aspettare che smetta.

Proprio in quel momento scorgo in basso vicino al fiordo una piccola costruzione a un piano, con il tetto rosso e una tettoia. Giro sul ciottolato e scendo per ripararmi dalla pioggia. Giunto al riparo scopro che la struttura ospita un piccolo museo del folclore. Mi chiedo il folclore di quale popolo non essendoci anima viva per chilometri e chilometri, ma tant’è che nell’attesa che spiova decido di visitare la mostra. Percorro tutta l’esposizione senza trovare nulla di particolarmente interessante fino a quando, proprio alla fine del tour mi trovo davanti quello che cercavo da un mese di viaggio: assaggi di Squalo della Groenlandia.

Gli islandesi lo chiamano Hàkarl, ‘squalo fermentato’, e sono bocconcini di carne di Squalo della Groenlandia putrefatto. Sì putrefatto. Questo squalo è privo di reni ed espelle l’urea attraverso la pelle, il che ne renda la carne neurotossica. Ma in zona isolate per lunghi periodi dell’anno ogni fonte proteica è ben accetta e gli Inuit hanno trasformato questo orrore gastronomico in una “prelibatezza” locale con un procedimento raccapricciante.

La carne dello squalo viene, infatti, seppellita per 3 mesi, ricoperta di sabbia e pietre in modo che la pressione faccia fuoriuscire tutta l’ammoniaca presente nei tessuti. Tolta dalla fossa viene tagliata a strisce e appesa a seccare per altri 6 mesi, in cui l’essiccatura e le mosche rendono, per qualche motivo a me incomprensibile, la carne commestibile.

Sta di fatto che per gli Inuit si tratta di una figata, così sono pronto a togliermi la curiosità di provare uno dei gusti più disgustosi al mondo. Il custode del museo, un omone enorme con i capelli lunghi, mi vede e con fare misterioso mi chiede: “Lo vuoi assaggiare?”. Certo che voglio e felice va nel retro a preparare il mio marciulento bocconcino. Arriva con tutto il necessario, un pezzo di carne di squalo giallognola congelata infilzato su uno stecchino, un secchio per vomitare (non sto scherzando) e un goccetto di vodka. “Non c’è niente di più tipico – mi dice l’omone – che una montagna di carne di squalo da alternare a uno shot di vodka per cena. Noi islandesi possiamo andare avanti tutta sera a mangiarla, ma a volte per i turisti è troppo forte come sapore”, prosegue indicando il catino. Prendo con la mano sinistra lo squalo, con la desta il drink e mi posiziono bene sopra al secchio. Faccio un bel respiro e metto in bocca la carne.

Mastico in fretta per contenere il gusto, evitando un eccessivo contatto con la lingua fino a che con un rapido movimento deglutisco felice che sia passato abbastanza indolore. Ma all’improvviso, come un’esplosione risale dallo stomaco un retrogusto di ammoniaca, che mi invade tutta la bocca e a pochi istanti dal rimettere, capisco che è il momento perfetto per buttare giù la vodka. Il goccetto sciacqua il terribile sapore, ma l’esperienza rimarrà indelebile sulle mie papille gustative.

IL CONSIGLIO

Lo Hàkarl è un disgusto per il palato, un immangiabile putridume di carne misto tra ammoniaca e formaggio andato a male. Ma se andate in Islanda non c’è nulla di più autentico che possiate assaggiare. Mi raccomando, non indugiate sulla vodka, tutta d’un fiato e passa la paura.

Per chi sa l’inglese ecco un paio di video a riguardo.

E voi avete mai mangiato qualcosa di particolarmente strano?

 

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