Se c’è una cosa che ho imparato in Germania (oltre a mantenere integra la mia dignità dopo aver ingerito litri di birra e Jägermeister) è che i tedeschi, sotto la loro scorza dura e quell’aria da primi della classe, sono in realtà innamorati di noi italiani. Invidiano il nostro essere solari, amano il nostro clima, il nostro patrimonio artistico/culturale e, più di ogni altra cosa, vanno matti per la nostra CUCINA.

Ach..povera mamma

Ach..povera mamma

Se si limitassero ad apprezzarla mentre sono in villeggiatura sulle rive del Lago di Garda, tra un bagno in t-shirt ed un “mamma mia” (il vocabolario italiano di un tedesco medio meriterebbe un post a parte, vi basti sapere che hanno imparato 10 parole – mamma mia va alla grande, chissà poi perché – e devono farvelo notare, le infileranno ovunque), insomma se si limitassero a riempire i ristoranti italiani con i loro testoni biondi e i loro sandaletti, non ci sarebbero problemi. Al più, Instagram verrebbe invasa da foto di pizze e tagliatelle accompagnate dall’hashtag “dolce vita” (sì, nella top ten rientra anche questa) per buona pace dei ristoratori italiani.

Invece, i crucchi amano talmente tanto la nostra cucina da doverla riprodurre nella loro vita di tutti i giorni. D’altronde sono geni della meccanica, all’avanguardia nell’industria farmaceutica e automobilistica (ultimi scandali a parte). Vuoi che non sappiano cucinare un piatto di spaghetti al pomodoro?!

La risposta è, ahimè, nein. Anzi, in quanto a cucina italiana hanno le idee un po’ confuse. Tutto ciò li rende molto simpatici, mentre ti chiedono la differenza tra ketchup e passata di pomodoro. Un po’ meno simpatici, quando con la faccia orgogliosa di chi ha appena vinto Masterchef ti dicono che hanno cucinato un piatto italiano che devi assolutamente assaggiare (e se si tratta solo di assaggiare, ritenetevi fortunati!). Ringrazio quindi i miei coinquilini (ciao Lennart, ciao Jens) per avermi fatto conoscere gli obbrobri culinari con cui un italiano in Germania dovrà, prima o poi, confrontarsi.

LA PASTA: qui il problema è alla base. Prima ancora dell’acqua che bolle e il non ricordarsi se 39592_441907724339_869312_n-2abbiamo già buttato il sale, prima del dilemma gli spaghetti li spezzo o no?, prima del momento condimento (che posso capire crei qualche difficoltà). Il problema nasce nel momento esatto in cui un tedesco decide di cucinare un piatto di spaghetti: ho visto più di una volta riempire una pentola di acqua fredda, buttarci la pasta e accendere il fuoco. Poi, dopo 8/10 minuti, scolare la pasta e voilà, pronti. Anni e anni di tradizione culinaria buttati così, in un lavandino di Stoccarda, davanti ai miei occhi increduli. 

 

Pasta für alle!

Pasta für alle!

POLLO E CONDIMENTI: se pensate che il ketchup sulla pasta sia il peggio dell’arte culinaria teutonica, poveri illusi! La specialità di Jens era uno sformato di maccheroni condito con tutto ciò fosse al momento disponibile in dispensa: polpettine, piselli, formaggio, besciamella, prosciutto. Questo agglomerato di carboidrati e proteine veniva passato in forno per qualche minuto e costituiva il pranzo principale del coinquilino per i successivi 3/4 giorni.. finché gli avanzi non prendevano vita nel nostro frigorifero ed io ero costretta a cambiare appartamento per non sentirmi male. Lennart invece era, come tanti tedeschi, convinto che il pollo sia un passe-partout della cucina italica: ci condiva pasta, pizza e insalate e lo serviva come piatto unico accompagnandolo con del risotto. Tutto sommato, un accostamento delicato.

SPAGHETTI BOLOGNESE, FETTUCCINI ALFREDO E PANNA: spacciati come simboli della tradizione gastronomica italiana, spaghetti bolognese e fettuccini Alfredo dominano i menù di qualsiasi ristorante italiano in terra crucca, oltre a dominare gli scaffali dei supermercati in versione lattina, salsa, piatto pronto, sugo liofilizzato. Io, per mesi, mi sono chiesta Alfredo chi? e un po’ mi sentivo in colpa a spiegare alle mie colleghe che gli spaghetti bolognese in Italia semplicemente non esistono. Come se non bastasse, i crucchi sembrano andare matti per la panna da cucina, nei ristoranti “italiani” ho visto condirci qualsiasi tipo di pasta, dalla carbonara alla pasta col pesce. Dieta mediterranea dicevano!

IL CAPPUCCINO: lavoravo come barista e mi stavo quasi abituando alle stranezze dei tedeschi: coca cola e fanta mischiate per ottenere la Spezi, bevanda di cui vanno ghiotti, ma anche succo di rabarbaro, ciliegia, banana a cui spesso aggiungono acqua gasata (i cosiddetti Schorle, il più famoso è l’Apfelschorle, con succo di mela), finché, finito di pranzare, il tavolo di crucchi in sala ha ordinato.. sei cappuccini. Cappuccino? Dopo pranzo? Ma siamo matti? Sì, quei buontemponi dei tedeschi se lo bevono a qualsiasi ora, pranzo e cena compresi. Qualcuno per favore gli spieghi che il cappuccino si beve a colazione! Io non solo non ho osato, ma dopo pochi mesi sono caduta nella trappola. Maledetti, hanno plagiato anche me.

PANE AGLIO E BURRO:la maggior parte dei ristoranti “italiani” porta in tavola, prima ancora che si possa ordinare, un cestino di pane accompagnato da olio e aglio o ancora meglio burro alle erbe. Una versione della bruschetta (pardon, bruscetta) alquanto teutonica.

PIZZA & FANTASIA:sorvolerò sulla pizza hawaii, diffusa non solo in Germania ma in gran parte del mondo, che farebbe venire l’orticaria a qualsiasi pizzaiolo italiano. Il problema è, ancora una volta, l’accostamento di ingredienti ad minchium. Alla fine di un tirocinio, le mie colleghe tedesche

Il famigerato pizza kit..

Il famigerato pizza kit..

hanno organizzato una serata “italiana” per salutarmi, con tanto di pizza fai da te. L’ho trovata un’idea bellissima, fino al fatidico momento. Innanzitutto, difficilmente troverete la pasta per pizza nei supermercati tedeschi, almeno come la intendiamo noi. Esistono però dei simpatici pizza kit contenenti un rotolo di pasta molliccia e un’improbabile salsa di pomodoro e origano, roba che mia nonna morirebbe sul colpo. Tornando alle care colleghe, tutto il mio entusiasmo è scemato quando le ho viste buttarsi sulle pizze con i condimenti più disparati: mozzarella, rucola, pomodorini, prosciutto, salame, funghi, mais e per finire qualche quintale di formaggio gouda.. per

..ed il suo contenuto

..ed il suo contenuto

la serie più ce n’è meglio è, daje. Poverine, erano talmente entusiaste che mi sono mangiata la mia fetta ripromettendomi di invitarle in Italia il più presto possibile, si sa mai che rinsaviscano..

Potrei andare avanti per ore citando altri piatti di origine pseudo-italiana, e un altro post lo meriterebbero i vari pizza pepperoni, pene al pesto, pizza salami, brusciette e i tanti (troppi) orrori ortografici che rendono i menù dei ristoranti e i supermercati tedeschi così divertenti. Ma la verità è che è meglio concludere qui perché, dopo tutto questo scrivere di crucchi, mi sto facendo prendere dalla nostalgia. In fondo anche io, sotto la mia scorza dura(?) e il mio fiero(?) patriottismo (almeno in tema gastronomico), ho una sfrenata simpatia per il popolo tedesco e un po’ ne sento la mancanza, obbrobri culinari compresi!

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