Ha aperto al pubblico il 31 ottobre la nuova mostra al Pirelli Hangar Bicocca intitolata “Take me (I’m Yours)” che resterà nello spazio espositivo di via Chiese 2 fino al 14 gennaio 2018.

“Take Me (I’m Yours)” è una mostra collettiva che reinventa le regole con cui si fa esperienza di un’opera d’arte. Rompendo ogni canone, i visitatori di “Take Me (I’m Yours)” sono invitati a compiere tutto quanto è di norma vietato fare in un museo: i lavori si possono toccare, usare o modificare; si possono consumare o indossare; si possono comprare e perfino prendere gratuitamente, o magari portare via lasciando in cambio cimeli personali.

Le ottime premesse con cui la mostra si presentava al pubblico milanese hanno creato un hype inaspettato alla vigilia dell’inaugurazione che si è trasformato in un afflusso incontrollato e ingestibile di visitatori alle porte dell’Hangar Bicocca. Un’esperienza molto strana in uno spazio espositivo raramente affollato.

LA MOSTRA “TAKE ME (I’M YOURS)”

“Take me (I’m Yours)” è una mostra collettiva che ruota attorno all’interazione tra l’opera e lo spettatore, spinto a esperire l’arte in prima persona, eliminando di fatto la distanza reverenziale tipica dei musei. 54 installazioni con cui interagire liberamente e gratuitamente in un reciproco scambio: il visitatore è invitato a prendere qualsiasi opera d’arte e a lasciare qualcosa di suo, creando di fatto un’opera unica in continuo mutamento e dinamismo.

Accanto alla possibilità di prendere una delle migliaia di copie di ciascuna opera prodotta – e quindi concorrere a svuotare fisicamente lo spazio – il pubblico di “Take Me (I’m Yours)” ne modifica l’aspetto partecipando a performance in cui lo scambio non è necessariamente legato a un oggetto ma piuttosto a un’esperienza, assecondando un’idea di immaterialità che è sempre più presente tanto nell’arte quanto nella vita reale.

Un’idea molto interessante di Christian Boltanski nata nel 1995 quando per la prima volta venne allestita alla Serpentine Gallery di Londra per poi viaggiare da Parigi a New York , da Copenhagen a Buenos Aires, riscuotendo grande successo fino, a giungere il 31/10/2017 a Milano, dove del tutto imprevedibilmente qualcosa è andato storto.

“PRENDIMI (SONO TUO)”….NO, NON E’ VERO

Ho visitato la mostra il primo novembre, approfittando della festività nazionale, in un Hangar Bicocca gremito di gente nel tardo pomeriggio del giorno dei morti. Una vera e propria presa d’assalto dovuta verosimilmente alla presenza di oggetti da arraffare, oggetti che al mio arrivo erano già “out of stock” da diverse ore, finiti in grosse quantità nelle borse, borsette, zaini, zainetti di un po’ tutti. Benissimo, è il titolo della mostra: “Prendimi (sono tuo)”, ed è stato preso alla lettera. Non si chiama “Prendimi, ma lascia qualcosa anche agli altri”, per carità.
Insomma, tentativo numero 1 fallito miseramente, tra le corse di bambini in modalità Luna Park, opere d’arte razziate e il Free Store ideato da Jonathan Horowitz svuotato e riempito di spazzatura. Dove i visitatori erano invitati a prendere in cambio di qualcosa di personale, l’opera è stata riempita di biglietti della metro usati, cartacce, pacchetti di fazzoletti vuoti, scontrini accartocciati, bottiglie di plastica, copriscarpe blu usati provenienti dall’adiacente mostra di Lucio Fontana.
Niente da fare, torno a casa perplesso concedendole, però, una seconda possibilità.
Torno sabato mattina all’apertura e scopro che i curatori della mostra sono corsi ai ripari: visite a numero chiuso di massimo 70 visitatori e necessità di prenotazione, ingressi scaglionati ogni 30 minuti e la possibilità di collezionare le opere d’arte solo se si acquista la borsa creata dall’artista Christian Boltanski al prezzo di 10 euro. All’interno dello spazio espositivo le installazioni sono piantonate da bodyguard in giacca, cravatta e auricolare all’orecchio che con occhio aguzzo controllano che venga preso soltanto un oggetto per borsa acquistata (non per visitatore, chiaramente). Al mio cambio di preferenza sulla scelta di una spilla, il bodyguard si assicura che abbia rimesso nel suo box quella che avevo pescato per prima. Box dal quale appena 2 giorni prima si pescavano spille a manciate.
Termino la visita restando perplesso. Perplesso per delle misure che sono state introdotte doverosamente, ma che hanno completamente straziato il senso della mostra. Perplesso per delle opere d’arte partecipative (il Free Store) che hanno ricreato e rispecchiato alla perfezione quello che siamo diventati oggi: una società usa e getta. Perplesso per il senso di impoverimento del valore dell’arte, cancellato dalla scelta di oggetti comuni ed effimeri (spillette, cartoncini, caramelle, cioccolatini), senza la ricerca di un valore alternativo con cui impreziosire le opere. Perplesso per la presenza di un manichino al posto dell’artista nell’opera di Patrizio di Massimo “Self-Portrait as a Model”, dove l’artista vuole invertire i ruoli diventando soggetto dell’arte facendosi dipingere dagli spettatori, salvo poi farsi sostituire da un fantoccio di plastica. Perplesso per la presenza a tratti intimidatoria dei bodyguard a sorvegliare lo sciacallaggio delle opere, invece che di Maschere preparate che potrebbero svolgere il doppio ruolo di insegnati e sorveglianti contemporaneamente. Perplesso per la presenza di bambini abbandonati dai genitori come nell’area giochi del McDonald, senza un tentativo di avvicinamento responsabile all’arte.
Consolazione della giornata, la mostra di Lucio Fontana, nello spazio adiacente a “Take me (I’m Yours)”, vuota all’orario di apertura sabato. Una sorta di riassunto tridimensionale della produzione artistica del maestro italiano.

INFORMAZIONI SULLA MOSTRA “TAKE ME (I’M YOURS)”

L’ingresso alla mostra è sempre gratuito, ma per prendere e collezionare le opere è necessario acquistare la borsa creata dall’artista Christian Boltanski. La borsa è in vendita presso l’Info Point o al Bookshop al costo di 10 euro. Gli introiti contribuiscono a supportare la produzione delle opere distribuite in mostra.
Dati gli elevati flussi di visitatori durante i weekend è necessario prenotare, online o sul luogo, per potere accedere alla mostra “Take Me (I’m Yours)” (70 persone ogni 30 minuti).
L’ultimo ingresso consentito ai visitatori è alle 21.15.
Per prenotare clicca qui
Per tutte le didascalie della mostra clicca qui

Public Program, performance ed eventi speciali
Patrizio Di Massimo | performance durante l’opening del 31 ottobre 2017
Cesare Pietroiusti | performance durante l’opening del 31 ottobre 2017
James Lee Byars | performace ogni giovedì sabato e domenica, dalle 18 alle 20
Pierre Huyghe | performance ogni giovedì, sabato e domenica, dalle 18 alle 20
Adelita Husni-Bey | workshop con le scuole
Otobong Nkanga | performance 14 gennaio 2018
Koo Jeong A | passeggiata nel quartiere
Talk con Hans Ulrich Obrist. Una giornata di conversazioni e performance | 14 gennaio 2018

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